Il Cartellone
Spettacolo
- Titolo:
- SUGO FINTO
- Data:
- 07.10.2011 - 09.10.2010
- Ora:
- 21.00
- Ora (2 Spettacolo):
- Tipologia:
- In Abbonamento -
- Categoria:
- Il Cartellone
Trama
UNA PRODUZIONE IL CANTIERE TEATRALE E RAZMATAZ
PAOLA TIZIANA CRUCIANI - ALESSANDRA COSTANZO
SUGO FINTO
Di Giovanni Clementi
Regia Ennio Coltorti
"Sugo finto" è il condimento posticcio che Rosaria, parsimoniosa e oculata all'inverosimile, impone per i suoi pasti e per quelli della sorella Addolorata. Insieme conducono la loro spenta vita da "zitelle" in una casa angusta e senz'aria. Mentre Rosaria, severa, resta immune ai richiami lusinghieri e ingannevoli della società della tv e della globalizzazione, Addolorata godrebbe volentieri di qualche piccolo piacere della vita. Ma la sua spontaneità è tarpata dall'autoritaria sorella.
Un ictus, però, colpisce Rosaria e, così paralizzata, sarà impedita nel ruolo di colonna portante della casa. La gestione domestica passerà allora nelle mani dell'altra. Succube fino a quel momento, Addolorata inizia a vivere secondo il suo modo e racconta le sue azioni sconsiderate alla sorella. Rosaria assiste a denti stretti, immobile e impotente sulla sua sedia, al disfacimento di tutti i suoi dettami. L'unica arma di ribellione è il rifiuto di cibo e acqua, fino al punto in cui Addolorata dovrà capitolare e Rosaria, trionfante, tornerà a mangiare.
Paola Tiziana Cruciani e Alessandra Costanzo costruiscono con incredibile realismo uno spaccato che in molti potranno dire di riconoscere. Sono le frange più appartate delle nostre famiglie, quelle delle case cupe e stantie, quelle che, a torto o ragione, rifiutano di evolversi e seguire il flusso dei cambiamenti.
Due sorelle e due differenti idee dell'esistenza: da una parte l'integrità che fa vivere tutta una vita sotto il segno delle pure questioni di principio; dall'altra la voglia di lasciarsi andare. A che serve lavorare senza sosta e accumulare se non si può poi esser felici?
Gli applausi sgorgano spontanei ad ogni chiusura di scena, sia essa quella degli incalzanti botta e risposta comici, sia quella commovente per le silenziose sofferenze di Rosaria e Addolorata.
A ben vedere, il testo di Gianni Clementi apre una finestra su due vite veramente agonizzanti, ma lo spettacolo risulta di una comicità irresistibile e ormai rara. Lo stile è quello della vecchia tradizione italiana dei battibecchi infiniti, dei tempi comici ben calcolati e dei giochetti semplici che, se ben fatti, fanno ridere di gusto.
Le tre chiamate al proscenio (come da prassi) non sono sufficienti ad esaurire gli applausi finali che il pubblico vuol dedicare a queste due attrici che, in questa prova, colgono nel segno tutti gli obbiettivi che uno spettacolo può desiderare: contenuti, risate, bravura, fluidità, commozione, riflessione.
L'atto unico, di circa un'ora e dieci, è la misura ideale per questo delizioso preparato.
Attrici e regia ci porgono, così, un pacchetto perfettamente confezionato e rifinito in tutte le sue parti. Il pubblico si siede e può davvero lasciare che tutto arrivi dal palco.
Due sorelle zitelle, Addolorata e Rosaria, offese da una natura ingenerosa, trascorrono la propria esistenza in un continuo ed esilarante scambio di accuse reciproche. Un battibecco infinito che non conosce sosta. Qualsiasi circostanza, qualsiasi avvenimento diviene argomento di animata e inconciliabile discussione. Rosaria domina, Addolorata subisce. Finchè un giorno Rosaria viene colpita da un ictus. Gravemente menomata è assistita da Addolorata, che finalmente può vendicarsi dei soprusi subiti per tutta la vita dalla sorella. Infatti Addolorata inizia a raccontare quotidianamente, all'immobile e muta sorella, di come sta dilapidando il cospicuo piccolo tesoro accumulato in Banca, in anni di risparmi e lavoro. Rosaria, adottando l'unica arma che ancora le resta, inizia a rifiutare cibo ed acqua ed è ormai allo stremo delle forze, quando Addolorata capisce che le rimane una sola strada: l'ennesima resa. Ma ormai non può più fare a meno della presenza dell'altra, la sua vita non avrebbe più senso ed è per questo che torna sui suoi passi e china la testa di fronte all'inespressiva sorella. Rosaria ha avuto ragione ancora una volta e uno svelto guizzo della sua lingua, che attinge nel cucchiaio di minestra portole da Addolorata, è il suo defintivo, muto grido di vittoria. Un testo confezionato per una grande prova d'attrici, che ne esaltino l'incalzante comicità, ma anche la struggente malinconia. Un testo intimo e claustrofobico, che "usa" Addolorata e Rosaria e ne fa lo specchio di una società, come la nostra, sempre più portata a rinchiudersi a riccio, a considerare "l'Altro", "il mondo fuori" il nemico. E allora il piccolo appartamento delle due zitelle diventa una sorta di avamposto, le finestre, delle feritoie da cui osservare, senza essere visti, il pericolo che incombe e sta per sferrare l'ultimo assalto a un nucleo "indifeso e normale". La miopìa di tale atteggiamento è tanto più evidente quando il rifiuto aprioristico al confronto, in un contesto socio-economico, quale l'attuale, che ci costringe quotidianamente a fare i conti con il "diverso", assume spesso l'aspetto di una sorta di autoemarginazione. E le piccole gioie della vita, che fortunatamente ognuno di noi ancora sperimenta, non possono non venire segnate dallo scoppio implosivo del nostro stesso risentimento. Forse è proprio questa la più grande sconfitta che una donna, un uomo, una società possano soffrire.Un minuscolo Titanic in formato domestico, destinato all'inevitabile affondamento. E quando già i flutti lambiranno il volto degli incoscienti crocieristi, sarà ancora una risata l'ultimo suono percepito da orecchie tanto distratte.
Venerdì ore 21:00
Sabato ore 21:00
Domenica ore 18:00
Biglietti:
Intero € 21,00
Ridotto € 16:00
Ridotto Studenti € 13,50
Tipologia
- Tipologia:
- In Abbonamento
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